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Best Italian Wine Awards

Lunedì 24 Settembre 2012 si è svolta a Milano, presso l’hotel Grand Visconti Palace, la presentazione dei 50 migliori vini d’Italia – “Best Italian Wine Awards”– secondo il giudizio di una giuria d’eccezione.

La giuria era composta da noti esponenti del mondo enogastronomico italiano ed internazionale: Pierluigi Gorgoni, Daniele Cernilli, Enzo Vizzari, Raoul Salama, giornalista e docente alla facoltà di Enologia di Bordeaux, Tim Atkin, giornalista  Master of Wine (questi facenti parte del Comitato esecutivo), insieme ad altrettanti professionisti del giornalismo ed esperti di vino: Andrea Battilani, Alberto Cauzzi, Elio Ghisalberti, Federico Graziani, Antonio Paolini, Marco Pozzali e Marco Tonelli.

Ideatori dell’iniziativa: Luca Gardini, miglior Sommelier del mondo nel 2010, ed Andrea Grignaffini, giornalista enogastronomico, Direttore Creativo della rivista “Spirito diVino“, docente presso l’Università di Parma ed ALMA.

Durante la serata sono stati nominati i 50 vini migliori d’Italia sulla base dei voti ricevuti e scaturiti dalla media aritmetica dei punteggi assegnati dai giurati che hanno degustato alla cieca, in due giorni, 160 vini della annata in commercio anche se spesso diverse tra loro.
Sono stati assegnati i Premi Speciali ad aziende e persone che si sono distinte, nel corso dell’anno, con merito particolare nel mondo del vino italiano, ed i Premi ai primi 10 in classifica. Al primo posto il Trebbiano d’Abruzzo 2007, Az. Agricola Valentini.

Durante la presentazione dei “Best Italian Wine Awards”, concorso alla sua prima edizione, ma destinato a ripetersi ogni anno, è stata chiara l’intenzione da parte degli organizzatori di porsi un importante obiettivo: non solo premiare l’eccellenza, ma anche contribuire a comunicare il vino italiano sia in Italia sia all’estero.
Internazionalizzare il vino italiano nel senso di farlo conoscere all’estero.

Personalmente mi vengono in mente un paio di osservazioni.

Oggi molte aziende vitivinicole italiane sono presenti nel mercato internazionale, attento ed aperto alla produzione del nostro Paese e certamente importante scenario per i vini italiani.
E’ senz’altro utile lavorare sempre per espandere la percezione positiva dei “nostri” vini all’estero, per aumentarne il valore, oltreché la quantità.
E, se è vero che attualmente la comunicazione del vino italiano all’estero è data principalmente da organi di informazione stranieri, questa iniziativa è anche un modo per dare voce ad esperti italiani sui vini del proprio Paese, e può essere senz’altro una buona strada per aumentare la consapevolezza del valore del vino italiano all’estero.  Anche la vittoria del “Trebbiano” 2007 di Valentini, da un vitigno meno blasonato di altri, potrebbe muovere in questa direzione, attirando l’attenzione su una tipologia di vino meno conosciuta all’estero rispetto ai più noti, quali ad esempio, Barolo e Brunello, ed ampliando così anche la conoscenza del panorama vinicolo italiano.

A conclusione della serata, un brindisi finale con 4 prestigiosi vini, espressione del Metodo Classico italiano, presenti in classifica:

  • Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2001, Ferrari (9° posto)
  • Cuvée Annamaria Clementi Rosé 2004, Ca’del Bosco (30° posto)
  • Cabochon Rosé Riserva 2005, Monte Rossa (33° posto)
  • Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2006, Bellavista (46° posto)

Ad allietare il palato, anche delicatezze della cucina del ristorante dell’Hotel, Chef Matteo Torretta.

19 commenti

  • Filippo Ronco

    Che ne pensi dello speciale premio assegnato a Frescobaldi (considerate le vicende di brunellopoli di cui ha parlato in più occasioni ziliani su vinoalvino) nell’ottica di comunicare il vino italiano nel mondo?

    Fil.

  • Lisa Marchesi

    Ciao Filippo,
    l’assegnazione del Premio Speciale “Azienda nella Storia” come “un esempio per chi inizia, un punto di riferimento per chi ambisce a far parte della storia del vino italiano” ai “Marchesi de’ Frescobaldi” penso sia volta a riconoscere una lunga storia nella produzione del vino italiano, comunicando anche all’estero un messaggio positivo che possa superare la vicenda che hai indicato.

  • Simone e Zeta

    Carissima Lisa, un paese serio quale noi vorremmo essere supera le “note” vicende mostrando che, oltre ai pochi autori di spiacevoli episodi, esistono grandi produttori che da sempre svolgono onestamente il proprio lavoro.
    Secondo il tuo ragionamento per superare Berlusconi, al posto di Monti, dovevamo aupicare Previti.

  • Max Cochetti

    @Simone :DDD
    Comunque concordo con te Simone. Il premio potevano darlo ad altre aziende (e ce ne sono di meritorie senza se e senza ma).
    Frescobaldi è una grande azienda, che ha sicuramente grandi meriti nell’aver comunicato il vino italiano, ma come è giusto evidenziarne le doti, è anche giusto far notare le pecche. E premiarla non è stata una grande idea.

  • Filippo Ronco

    @Lisa
    Perdonami ma come puoi pensare di veicolare un messaggio positivo all’estero con un’azienda anche solo minimamente connessa con lo scandalo che ha danneggiato nel globo terracqueo l’immagine del brunello negli ultimi anni? Voglio dire, di esempi positivi hai voglia….

    Fil.

  • Lisa Marchesi

    @Filippo,
    certamente, di aziende che lavorano con ottimi risultati da tempo in Italia ce ne sono parecchie.
    In questo caso è stata fatta una scelta, e immagino che l’assegnazione di questo Premio sia stata ponderata attentamente, per questo spero, nell’ottica di coomunicare il vino italiano all’estero, arrivi un messaggio positivo.

  • Filippo Ronco

    Il messaggio che arriva a me è che è stata premiata un’azienda non inappuntabile. Quindi, a prescindere dall’essere d’accordo o meno, le conseguenze sono: a) perdita di credibilità della giuria; b) perdita di valore del premio attribuito anche nei casi più meritati. La credibilità, la ponderazione delle scelte, le valutazioni di opportunità quando si assegnano premi che vorrebbero essere così ambiziosi, sono cose serie, da tenere in debito conto.

    Oppure l’hanno fatto apposta per far parlare di più della cosa e allora non è altro che l’ennesima inutile vetrinetta. Comunque la si guardi, non vedo grande positività.

    Ciao, Fil.

  • Lisa Marchesi

    Filippo,
    condivisibile il tuo punto di vista, anche se non penso che sia stato fatto per far parlare di più del concorso.
    Per carattere cerco di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno, come in questo caso, consapevole che la scelta faccia discutere.
    ciao
    Lisa

  • Lisa Marchesi

    Ciao Simone,
    grazie dell’informazione e del confronto.
    Ho letto della vicenda e da spettatrice del concorso non saprei cos’altro aggiungere a quanto sopra. La scelta fa discutere, vedremo se ci saranno altre reazioni.
    ciao
    Lisa

  • Mario Crosta

    Filippo comunque ha centrato in pieno il problema della credibilità e Simone ci ha rinviati giustamente ad un articolo in cui si evince che i commenti hanno interessato da vicino anche il mondo anglosassone (dove Frescobaldi fa fortuna), ma anche in Francia e cito testualmente “… imaginez un instant que les grandes maisons bourguignonnes, conseillées par des œnologues mercenaires et des mercaticiens imbus de leur science, décident de couper le pinot noir des grands crus de la Côte de Nuits avec 10% de syrah ou de gamay teinturier, voire de merlot… C’est à peu près ce qui c’est passé à Montalcino. Le Brunello-gate, finalement un mal pour un bien ? Peut-être comme un abcès crevé, permettant aux langues de se délier, à chacun de choisir sa voie”. Il problema è stato talmente internazionalizzato non solo perche’ ha quasi chiuso le frontiere del vino negli USA, facendo un danno a Montalcino che basta e avanza per non premiare quella ditta, ma perche’ pone il quesito dovunque ci siano fermenti per cambiare i disciplinari, in tutto il mondo. E’ libero, oppure no, il produttore di combinare cio’ che vuole senza che la clientela lo sappia e poi patteggiare una pena minima? E’ un’azienda da portare ad esempio per la sua storia, tutta la sua storia, e’ un’azienda da premiare anche per le furbate? Francamente il bicchiere in questo caso non mi sembra che possa essere nemmeno mezzo pieno. Io ricordo il Nipozzano 1871 bevuto (2 bottiglie) a New York nel 1980 per poter essere giudicato vendibile per almeno altre 10 bottiglie ed essere così esposto all’enoteca italiana in Manhatthan Square. Presenti Pino Khail, Lucio Caputo, Giacinto Furlan e so quante lacrime di commozione per quel gioiello che, allora sì, era da premiare a grancassa ed era degno di stare accanto ad un quadro di Giorgio De Chirico, “le muse inquietanti”. Adesso negli stessi Paesi dove si sa benissimo che Frescobaldi ha patteggiato una pena minima, ma e’ stato comunque premiato per la sua storia, diranno che gli Italiani, come sempre, premiano i potenti, purche’ questi sappiano fare i furbetti. Facciamo sempre delle figure di cacca.

  • Filippo Ronco

    Poi, per tirare un po’ su il morale, c’è anche il perdono e tutto può anche finir bene. Se solo si passasse dalla trasparenza e dall’onestà intellettuale. Le vicende di oggi ci raccontano un paese messo molto peggio di quello che avremmo mai potuto immaginare anche nei nostri peggiori pensieri, non è facile coltivare principi morali in questo contesto, mi rendo conto.

    Fil.

  • Ginaluca Sbavoni

    Un dubbio mi sorge spontaneo. La giuria (che non è certo composta da incompetenti o da persone che non conoscono le note e triste vicende) perché ha voluto premiare quella specifica azienda?

  • Mario Crosta

    Hai scritto una cosa giustissima nella prima e nella seconda frase, che fa riflettere. Grazie per avercelo scritto, di cuore.
    Nella terza frase capisco la tua amarezza, ma non ho mai avuto le fette di salame sugli occhi e so che c’e’ anche di peggio, che non c’e’ limite al peggio, però posso assicurarti che, anche se non è facile coltivarli, i principi morali sono come il buon vino: invecchiando, migliorano. Vale la pena di coltivarli.

  • Mario Crosta

    Provo a “sognarmi” un motivo, Gianluca (occhio agli errori nel nick). Siccome chi era in giuria beve vino, non etichette, giudicava piuttosto la storia di una lunga serie nei secoli di buoni prodotti, non certo delle aderenze di tutti questi alle regole negli ultimi vent’anni. Frescobaldi non ha avvelenato nessuno, i suoi vini sono conosciuti in tutto il mondo e non certo da adesso, il suo nome ha messo d’accordo la maggioranza della commissione, che non era certo fatta di incompetenti in fatto di vino e che non si sono certo posti il problema della libertà dell’imprenditore agricolo di fare come meglio crede per ottenere un prodotto secondo lui migliore, anche se questa è limitata da regole che vanno rispettate oppure pubblicamente rigettate. L’onestà intellettuale e la trasparenza che diceva Filippo consisteva in questo: sì, faccio un vino come voglio io perché il disciplinare me lo limita, purtroppo, ma non gli metto il nome del disciplinare, che secondo me va cambiato, gliene dò un altro, non faccio il furbo. La commissione avrà ritenuto che la trasparenza e l’onestà intellettuale non fossero dei criteri così importanti da dover essere rigorosamente applicati nel non premiare la storia di un’azienda. Ed è proprio questo che mi fa riflettere. Che siano proprio gli intenditori di vino i migliori complici dei propri becchini?

  • Max Cochetti

    Grazie Mario per l’intervento, che cerca di vedere la vicenda sotto diversi punti di vista.

    Lato personale, credo che gli intenditori di vino, esperti e operatori che negli ultimi vent’anni hanno fatto il mercato del vino, (con premi, bicchieri, stelle, stelline) hanno il merito di aver fatto conoscere il vino di “qualità” ad una massa più ampia dei soliti appassionati. Dall’altro però hanno creato un ambiente autoreferenziale, in cui si premiano quasi sempre le stesse aziende, e le stesse aziende trattano con i guanti questi stessi operatori. La crisi economica e morale dell’Italia, le nuove tecnologie, cambiano e cambieranno tutto.
    Spero si torni a premiare chi lavora con onestà, ma anche chi sbaglia ed è conscio dei propri errori e ne trae una lezione, mentre si punisca (anche solo con minor vendite da parte del mercato, che siamo sempre noi) chi fa il furbo o non impara dai propri errori.

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