Per chi vive il vino con passione a Milano

Il Raboso, vino del Piave, in verticale

Il Raboso, vino del Piave, in verticale

Il Raboso del Piave è un vino poco conosciuto fuori dal Veneto, ma è uno di quei vini che danno l’idea del profondo legame che può esserci tra un prodotto agricolo ed il suo territorio.
Il Raboso è il vino più antico del Veneto,  conosciuto dai Romani come “vino negro”, vino per eccellenza della Serenissima, imposto nella dieta dei marinai, raccontato da Goldoni nella Villeggiatura, vino dei veneziani tra fine Ottocento e nuovo secolo. Vino della guerra, distribuito ai fanti in trincea, spesso perfino con generosità.
Come scrive Arrigo Cipriani nella prefazione del libro “RossoPiave“, c’era “un Veneto da raboso e polenta.” per indicare la trasformazione del Veneto da terra di emigrazione a regione moderna.

Un vino non facilissimo, con un’acidità spiccata ed un equilibrio difficile da raggiungere, ma che nelle annate migliori regala grandi soddisfazioni.

Per testarlo, siamo andati dall’azienda Bonotto delle Tezze, una delle più antiche, con quasi 600 anni di storia alle spalle, per una verticale dal 1997 al 2007.

Antonio Bonotto, titolare del’azienda e avo dei primi proprietari della tenuta, ci ha presentato le diverse annate, che nel corso del tempo hanno subito anche un restyling dell’etichetta.

Partiamo con la 1997, purtroppo leggermente segnata da un tappo non perfetto. Non ha potuto esprimersi al massimo, ma in questa annata calda si riconosce comunque la forza di questo vino, con una spinta acida ed una bella maturità.

Il 1999, colpisce subito. Non intensissimo al naso, ma elegante e variabile. Parte con la marasca, ma subito vira su note più calde, speziate. In bocca il tannino si sente, ma è leggero, quasi impalpabile. Ottima la lunghezza, con la marasca che torna. L’acidità lo sostiene e mette subito voglia di riempire un altro calice.

Il 2002 (altra bella annata per il raboso) non sembra un vino di 15 anni. Frutti rossi secchi come more e ribes. In bocca sferzata di acidità e lungo. Tannino più presente del 1999, ma sempre senza infastidire.

Il 2003 è un esplosione di intensità con maggiori sentori di pasticceria e china. In bocca è lungo, fresco e persistente. L’equilibrio non è del tutto presente, questa volta l’acidità è un po’ scomposta, ma invoglia comunque alla beva.

Il 2004 ha avuto problemi di ossidazione in quasi tutto il lotto, ed anche questa bottiglia purtroppo non si esprime al meglio.

Il 2005 vede la nuova etichetta ed al naso un po’ di riduzione. Note più vegetali, tipo peperone verde e l’onnipresente marasca. In bocca oltre ad un tannino vino, fa capolino una punta di alcol. Bevibilità comunque buona.

Il 2006 sembra il fratello del 2005, anche se è più fine e con un maggior equilibrio. Rappresenta sicuramente lo stile che Antonio Bonotto vuole dare al suo Potestà. Un vino che gioca in equilibrio tra l’irruenza del vitigno e la sua capacità di dare sensazioni calde.

Nel 2007 si vede il frutto delle scelte fatte in vigna ed in cantina negli anni precedenti e soprattutto come il Raboso dia il meglio di se nelle annate calde. Equilibrato, floreale e fruttato. In bocca marasca e spezie. Acidità corrette ed un buon tannino.

In conclusione, se oggi il Raboso non è tra i vini più conosciuti lo deve sicuramente al suo carattere irruento che non è certo per tutti. Giustamente Antonio Bonotto lo chiama il “paron de casa“, come quei vecchi che sanno tutto e sono la memoria storica di un luogo. Ogni tanto un po’ pesanti e non troppo regolari di testa, ma che ad ascoltarli sanno raccontarti storie bellissime.

Bonotto delle Tezze
Tezze di Piave – Vazzola – TV

Dai il tuo voto a questa enoteca

Inserisci il tuo voto