Per chi vive il vino con passione a Milano

Il Pinot Nero “Giorgio Odero” Frecciarossa

Il Pinot Nero “Giorgio Odero” Frecciarossa

 Una degustazione di varie annate di un vino credo sia una buona occasione per conoscerlo e percepire differenze ed affinità dovute a diversi fattori, tra cui: l’anno della vendemmia con le sue caratteristiche climatiche, le modalità di vinificazione (in caso di cambiamenti), gli anni di affinamento in bottiglia.

Il ristorante “Prato Gaio” di Montecalvo Versiggia (Pv), a poca distanza da Santa Maria della Versa, il 9 novembre u.s. è stato teatro di una cena/degustazione con protagonista l’Oltrepò Pavese Pinot Nero DOC “Giorgio Odero” dell’Azienda Frecciarossa di Casteggio (PV), presentato nelle annate 2008, 2007, 2005 e 2003 in abbinamento agli squisiti piatti proposti dalla cucina.

L’occasione è stata ghiotta per conoscere una delle espressioni del vitigno “principe” di quest’area dell’Oltrepò, attraverso il confronto di annate diverse.

Presente alla cena anche la Famiglia Radici Odero, proprietaria dell’Azienda Frecciarossa, ed il Responsabile Commerciale che hanno illustrato la storia di 4 generazioni di vino e passione partendo da Giorgio Odero che negli anni 1920/30 ha dato il via alla produzione delle prime bottiglie cominciando, fra i primi, le esportazioni negli Stati Uniti d’America. Giorgio Odero portò dalla Borgogna i cloni di Pinot Nero, poi trapiantati nei terreni dell’Azienda in Oltrepò da cui si producono le uve che danno origine al “Giorgio Odero”: 7 ettari vitati per circa 10.000 bottiglie all’anno (produzione media).

La superficie totale dell’Azienda corrisponde a 34 ettari in cui si coltivano anche altri vitigni, tra cui Barbera, Croatina, Uva Rara.

Il primo vino presentato è stato l’Oltrepò Pavese Pinot Nero DOC “Giorgio Odero” 2008, l’ultima annata attualmente in commercio: giovane, con una mineralità evidente data dal terreno argilloso-calcareo; al naso note di frutti bosco, liquirizia. In bocca una spiccata acidità che lo sostiene, tannini fini, ancora il frutto ed una buona persistenza. Grande eleganza e tanta strada davanti nonostante i quasi 3 anni di bottiglia alle spalle.

Piacevole l’abbinamento con la Battuta di vitella piemontese che ha saputo accompagnare con eleganza.

L’Oltrepò Pavese Pinot Nero DOC “Giorgio Odero” matura 12 mesi in barrique e affina almeno 18 mesi in bottiglia prima di esser commercializzato.

Il 2007 (annata buona per il clima) presenta maggiore equilibrio, note di frutti rossi più marcate rispetto al 2008, liquirizia, china. In bocca ancora il frutto, prugna, sottobosco, buona acidità e tannini fini.

Ottimo il tortino di patate e cardi con fonduta di Taleggio in accompagnamento; la ricchezza del piatto è stata ben seguita ed alleggerita dal vino.

Il 2005 è pronto, elegante, pulito. Al naso i frutti rossi che ritroviamo in tutte le annate degustate, zenzero, liquirizia, note balsamiche; al gusto una buona acidità, mineralità, tannini delicati. Armonico, equilibrato. È il vino, a mio parere, più definito della serata, fine, elegante come un signore ben vestito, con il suo cappotto e cappello, dalla classe trasparente.

Gnocchi di patate di montagna con zafferano e ragù di gallina in abbinamento: piatto squisito.

Finiamo con il 2003: annata torrida, calda di giorno e di notte, non tra le migliori per il Pinot Nero. Il vino, dopo 7 anni di affinamento in bottiglia, presenta al naso sentori di frutti rossi, un’alcolicità che si percepisce anche in bocca, insieme ad una buona acidità e tannini fini; è polposo, equilibrato, composto. Un signore che indossa cappotto e cappello con qualche capello bianco che il tempo ha fatto spuntare.

Ben riuscito l’abbinamento con l’arrosto di anatra ripiena, piatto gustoso, ricco di sapori e con una grassezza ben pulita dall’acidità del vino.

La serata di degustazione fa parte del ciclo “OltreLaStoria”, pensato ed organizzato da Francesco Beghi, Matteo Berte’, Roger Marchi e Giorgio Liberti, per degustare vini dell’Oltrepò Pavese, anche di annate vecchie, al fine di farli conoscere e valorizzare questa terra.

Condivido pienamente l’intento, penso che ci siano molti vini da scoprire in Oltrepò e creare occasioni a questo fine è senz’altro utile.

Francesco Beghi durante la cena ha commentato i vini, favorendone la comprensione da parte dei convenuti.

Interessante per me scoprire, nella degustazione dell’Oltrepò Pavese Pinot Nero DOC “Giorgio Odero”, la sua capacità di affinamento in bottiglia. Il 2005 elegante e da bere oggi, il 2003 ancora egregiamente espressivo, il 2008 ed il 2007 con anni davanti per evolvere.

 

Dai il tuo voto a questa enoteca

Inserisci il tuo voto