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Presentazione Brunello 2011 di Ciacci Piccolomini d’Aragona

La presentazione della nuova annata per un produttore è sempre un momento importante, di speranze e conferme (se va bene) e di delusione (se vedi che non è andata come ti aspetti).

E Paolo Bianchini di Ciacci Piccolomini d’Aragona aveva all’inizio della degustazione quella faccia, di chi sa di aver fatto le cose bene ed al meglio, ma che si deve confrontare con giornalisti ed operatori che ne scrivono e ne vendono e che non passano il tempo in vigna o cantina a controllare che tutto vada al meglio, anche quando l’annata non è stata perfetta.

Ma prima di parlare dei vini, meglio fare il punto sull’azienda. Azienda agricola storica, ma che produce Brunello solo dal 1985 nella zona di Castelnuovo dell’Abate, zona molto interessante perchè il Monte Amiata, a sud-est di Montalcino, fa da baluardo alle perturbazioni, favorendo una maturità dell’uva anche nelle annate più fredde e piovose. Anche le brezze marine che si incanalano nell’entroterra hanno particolare effetto in questa area.

Nonostante ciò, l’annata 2014 non è stata facilissima. Il Rosso di Montalcino 2014 è figlio dell’annata: fresco, piacevole, un po’ corto, con l’alcol un po’ invadente.

Ma proprio nelle annate meno fortunate, capisci la qualità del singolo vigneto, quando riesci a tirare fuori un vino come il Rosso di Montalcino Rossofonte 2014, uno dei rari casi di cru di Rosso. Assomiglia al fratello minore per piacevolezza, ma ha una leggerezza che te ne farebbe bere a litri ed un tocco di eleganza che non stona affatto.

Il Brunello di Montalcino 2011 è caratterizzato da un naso pulito in cui il sangiovese giovane si sente e si sente il legame con Montalcino. Anche qui la freschezza è la caratteristica migliore, e se l’alcol non è ancora integrato, è bilanciato da una bella lunghezza in bocca.

Con il 1999 Brunello Vigna di Pianrosso, facciamo un salto nel passato. Al naso il vino sembra aver dato tutto quello che poteva dare, ma è in bocca che stupisce. Carnoso, lungo, perfetto per accompagnare un buon piatto di carne. Il classico vino non da degustazione, ma da tavola!
Ed infatti, con la pancia di maiale brasata preparata da Andrea Aprea del Vun (che ospitava l’evento organizzato da Luca Gardini) è stato l’abbinamento perfetto.

Chiudiamo con il Brunello 2010 Vigna Pianrosso Riserva S.Caterina d’Oro. Il naso non colpisce per intensità, come se fosse ancora chiuso e con la necessità di ancora qualche anno di affinamento in bottiglia. In bocca si riprende e tira fuori un nerbo inaspettato. Equilibrato grazie anche ad un tannino fine. Chiude balsamico, con la sensazione di una bella longevità davanti.

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