Vini degustati

Costa di Bussia, espressione di Langa

Le Langhe sono un territorio eccezionale. Cominciare un articolo con questa frase può essere ed è banale, ma ribadirlo male non fa.

Monforte d’Alba è uno dei paesi dell’area del Barolo che riesce ad avere un “marchio di fabbrica” come pochi territori vinicoli italiani.

Costa di Bussia è un’azienda con una storia che arriva fino al 1880 ed anche prima.

Avere quindi la possibilità di assaggiare tre dei suoi vini al Park Hyatt in abbinamento ad un bel menu di Andrea Aprea, non è certo come berli in Langa, ma sicuramente aiuta.

Fanno parte dell’Azienda altre due cantine, Cascina Ghercina e Sansilvestro Cantine, entrambe con sede a Novello (CN) e luoghi di produzione di differenti tipologie di vini: nella prima, tra gli altri, Barbera d’Alba, Nebbiolo d’Alba, Barolo, Barbaresco; nella seconda, anche Dolcetto d’Alba, Roero Arneis, ed altri, tra cui l’Alta Langa, Brut Metodo Classico (Pinot Nero 85% e Chardonnay 15%) che, nella annata 2009, con sboccatura in primavera 2012, è stato presentato come aperitivo. Un benvenuto fresco e brioso, ma con la struttura data dal Pinot Nero, che ben accompagnava le piccole portate in abbinamento a base di pesce.

A seguire durante il pranzo, il Langhe Doc Chardonnay 2011 Costa di Bussia, dalla sapidità marcata al gusto, molto intrigante, e bilanciato da una buona morbidezza; al naso, frutta gialla, note di salvia, minerali e floreali. Un vino importante, prodotto da cloni della zona di Chablis, potenzialmente longevo.  E’ stato proposto in abbinamento all’antipasto di capesante, porcini, patate dolci, acetosella: la sapidità del vino si adattava piacevolmente alla grassezza della capasanta ed alla dolcezza delle patate.

Tocca poi alla Barbera d’Alba Campo del Gatto 2009. Al naso colpisce subito per l’impronta langarola, naso fruttato, complesso, per niente banale. In bocca un’ottimo equilibrio tra tannino e acidità. Accompagnato con tortelli allo stufato di manzo, pastinaca, chiodini, foglie di senape, ne smorzava con la freschezza la parte grassa e bilanciava la sapidità del ripieno di carne.

Ultimo vino il Barolo Docg “Luigi Arnulfo” 2006, un vino elegante ed intenso al naso, con una buona freschezza che ben si integrava con la pronunciata astringenza, sicuramente giovane, dà l’impressione di aver bisogno di tempo per esprimere il suo massimale.
Degustato con un piatto molto indicato: maiale nero, scorzonera, mela annurca, noci e nocillo. Piatto e vino, entrambi raffinati e delicati, si incontravano in armonia, complice anche la nota dolce della noce caramellata e della mela che contrastava la sapidità del vino ed accompagnava gradevolmente la carne.

A chiudere il pranzo, un pre- dessert al limone, dalla dolcezza delicata e la giusta freschezza richiesta a fine pasto per “alleggerire” il palato, ed il dolce orzo, pera, pane speziato, miele corbezzolo.

Da segnalare inoltre il buon rapporto qualità-prezzo dei vini degustati.

Un ringraziamento infine a Paolo Sartirano, titolare insieme al cugino Guido, dell’Azienda Sartirano Figli Cantine e Vigneti, che insieme a Luca Gardini, ha presenziato al pranzo ed ha risposto a tutte le domande sulla tenuta e sui vini, con una disponibilità, gentilezza e simpatia non comune.

Articolo scritto a quattro mani con Lisa Marchesi

4 commenti

  • Mario Crosta

    A suo tempo scrissi questo: http://www.acquabuona.it/diretta/annoquattro/baroloarnulfo.shtml
    e ne ho ancora una bottiglia in cantinetta da aprire quando, fra dieci o quindici anni, si sposera’ mio figlio.
    Ci girammo un telefilm per la televisione polacca, allora.
    Dite a Paolo Sartirano che lo ricordo sempre con grande piacere, lui, sua moglie e soprattutto suo padre, ma anche Massimo ed i guardiani della tenuta di allora.
    Loro sono nella Bussìa vera, quella che nelle vigne del Nebbiolo non riuscite a stare in piedi senza il bastone, visto che sono talmente erte da farvi girare la testa, anche per l’ossigenazione incredibile dell’aria (escluso il campo del gatto, dove fanno un Barbera meraviglioso). I fossi della strada di sotto non fanno parte di questa Bussìa autentica, eppure c’e’ chi altri di questo glorioso nome di cru se ne fregia nelle controetichette.

  • Max Cochetti

    Confermo tutto! La disponibilità di Paolo e l’eccellenza del Barbera in primis.
    Il Barolo 2006 è ancora un bimbo, ma penso darà delle belle soddisfazioni.
    E comunque Mario, già avevo voglia, ma dalla tua descrizione la voglia di farci un salto aumenta 🙂

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