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Identità Golose 2016 e The WineHunter Selection

Identità Golose non ha bisogno di presentazioni. E’ il congresso di cucina più importante d’Italia. L’edizione 2016 ha visto il mantenimento della stessa formula per quanto riguarda il congresso di cucina e gli interventi degli chef.
Sulla parte vino, chiusa l’esperienza con la Milano FOOD&WINE Festival, è stato creato lo spazio Merano Award Selection (in collaborazione con il Merano Wine Festival), posto all’interno di Identità Golose. Oltre a questo spazio gli stand di diversi produttori nell’area mercato.

L’impressione è di un ridimensionamento, soprattutto verso i consumatori finali, ed un ritorno a dedicarsi agli operatori del settore Ho.re.ca.

Comunque qualcosa di buono si è bevuto, eccome!

Iniziato con i piacevoli Trento Doc di Balter ed Endrizzi, ci piace segnalare in particolare la Malvasia di Bosa di Salto di Coloras, in 3 diverse versione, di cui una molto interessante prodotta con metodo soleras.
Il Barolo Gabutti 2011 di Sordo, il Barolo 2011 di Brandini, il Primitivo di San Marzano, il Capo di Stato 2009 di Loredan Gasparini e poi meritano un discorso a parte i vini di Fontanafredda e Borgogno.
Due anni fa alla stessa manifestazione ed al Vinitaly 2013 non mi avevano particolarmente colpito.
Partiti dall’Alta Langa Extrabut Fontanafredda, piacevole e fresco, siamo stati sorpresi dall’altro Alta Langa, il Vigna Gatinera 2005, pinot nero in purezza, affilato, complesso ma sempre con una gran freschezza.
Passati poi ai Barolo, abbiamo fatto un degustazione orizzontale sull’annata 2011. Guidata dai bravissimi Marco Donati, brand ambassador di Mirafiore e da Mauro Coluccio, responsabile Horeca.
Oltre al già gitato Brandini 2011, abbiamo assaggiato l’elegante Barolo Paiagallo 2011 Mirafiore ed il Barolo La Rosa 2011 Fontanafredda. Per poi salire di livello con il Barolo 2005 Riserva di Mirafiore, veramente notevole ed il gran finale con il Barolo Riserva 2007 Fontanafredda, che già dall’apertura ha presentato i caratteri tipici del nebbiolo di razza.
Quello che colpisce di questi vini è la bevibilità e la prontezza. Quello che non avevo trovato due anni fa, era la tipicità. Stavolta invece il salto qualitativo si sente. Merito sicuramente delle annate e dell’affinamento sulle annate più vecchie, ma il 2011 è la dimostrazione di un cambio di marcia rivolto più alla tradizione che al piacere a tutti i costi.

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