Turismo del Vino,  Vini degustati

La Sicilia del vino 2 – Renato De Bartoli

Se chi, alla voce Marsala, non pensa a quello pseudo-alimento che costa meno di 2 euro a bottiglia, ma a dei grandissimi Marsala, probabilmente pensa a Marco De Bartoli.
L’azienda Samperi ed il vino che ne prende il nome: il Vecchio Samperi, sono l’esempio di come, salvaguardando una varietà autoctona come il Grillo ed utilizzando il metodo Soleras, si possano fare grandi vini da lungo invecchiamento anche in questa zona. Soprattutto in questa zona, che ne è stata la culla da più di duemila anni.

Oggi Marco De Bartoli non è più tra noi, ma rimane il nome dell’azienda e  la voglia del figlio Renato De Bartoli di continuare una tradizione che punta sempre di più sulle uve locali, sulla tradizione, ma anche su un attento uso della tecnologia.

Ed anche per percorrere nuove strade, che Renato ha da pochi anni dato vita ad un nuova azienda: Terzavia, dove percorre una sua strada (appunto la terza, tra tradizione e novità), ma fortemente ancorata ai vitigni di questa terra, osando anche un metodo classico a base di Grillo.
Piccole produzioni, ma capaci anche di fare da traino per gli altri produttori della zona, soprattutto quelli più giovani.

Le premesse sopra sono indispensabile per capire che passare quasi una giornata intera con Renato, visitando i vigneti e la cantina, è stata un’immersione nella storia del vino marsalese.

Renato ci ha illustrato la storia degli ultimi 100 anni di quest’area, la più vitata in Italia. Dal grande successo degli inizi del 900, dove in qualsiasi casa italiana, il Marsala era considerato il vino importante da condividere con gli ospiti, fino agli errori degli anni del dopoguerra, che hanno falcidiato una filiera di piccola produttori, creando solo conferitori, abbassando la qualità dei vini e di conseguenza anche i prezzi ed il reddito di chi una volta riusciva a viverci più che dignitosamente.
Della strada intrapresa da suo padre, tornando a produrre le migliori versioni di Marsala, e cercando di recuperare dalle campagne le testimonianze di una grande terra vocata per il vino (tra cui anche vini lasciati abbandonati nei vecchi bagli).

Una storia fatta anche di contrapposizione padre-figlio, che hanno portato Renato a provare in modo autonomo cosa voglia dire fare vino.

Un ringraziamento particolare lo devo a Renato, non solo per la splendida ospitalità offerta, ma soprattutto per essere stato in grado di farci vivere l’orgoglio siciliano di vivere in una regione che può dare tantissimo, ma che deve lottare ogni giorno per cercare di ottenere il meglio e non accontentarsi mai.

Perché il Marsala può ed è un grande vino, che ha solo bisogno di togliersi di dosso la polvere accumulata, e di farsi conoscere nelle sue espressioni migliori.

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