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Roma Food & Wine Festival 2013

Roma Food & Wine Festival: Produttori e Vini
Roma Food & Wine Festival: Produttori & Vini

Bellissima giornata al Roma Food & Wine Festival, sabato 18 maggio!

Partita da Milano con il treno delle 7 e arrivata intorno alle 10 a Roma, mi sono buttata subito a curiosare tra i piani di Eataly, un “Paradiso” per gli amanti dell’enogastronomia: frutta, pane, dolci, salumi, formaggi, ristoranti con varie specialità, enoteca, e ancora tanti cibi e vini di ottima qualità, in questo luogo unico dove fare la spesa è un divertimento. Alle 11,00 mi perdevo tra i vari reparti gustando un pezzo di  pizza squisita in attesa dell’apertura del Roma Food & Wine Festival, al terzo piano di Eataly.

 

Arrivata puntuale alle ore 12,00, calice in mano, ho cominciato la visita ai produttori presenti: oltre 50 aziende provenienti da tutta Italia, pronte ad accogliere i visitatori per raccontare i vini in degustazione. Era l’ora dell’aperitivo, così ho iniziato dall’assaggio degli Spumanti Col Vetoraz di Valdobbiadene (TV), da uve glera 100%, vitigno tipico della zona di provenienza, che al palato si esprimono in maniera differente anche per via delle diverse percentuali di zucchero aggiunte: il 2012 Valdobbiadene Brut DOCG  (il più secco con 10% di residuo zuccherino), il 2012 Valdobbiadene Extra Dry DOCG (17% di zuccheri residui) e il 2012 Millesimato Dry DOCG  (il più amabile con il 24% di zuccheri).

Spumanti Col Vetoraz Poco dopo, il momento della presentazione dei tre cuochi che, fino alle ore 15,00, avrebbero preparato un piatto ciascuno per allietare i presenti: Marianna Vitale, giovane chef  del ristorante “Sud” a Quarto con la Cheese Cake di baccalà profumato al finocchietto con ceci, pomodori confit e buccia di limone; Heinz Beck  chef de “La Pergola”, eccellente riferimento della cucina a Roma presso l’hotel Rome Cavalieri e il suo Tonno grigliato con gelatina di vitello alle erbe, ed Emanuele Scarello del ristorante “Agli Amici” di Udine con il Pollo, patate, limone e caffè.

Eataly a Roma

Dopo l’introduzione di Paolo Marchi, ideatore e curatore del Congresso Internazionale di Cucina d’Autore Identità GoloseClaudio Ceroni alla guida di MAGENTAbureau e Helmuth Köcher, Presidente del Merano WineFestival, si passava all’assaggio dei piatti! H. Köcher ha indicato una serie di vini in abbinamento a ciascuna pietanza tra cui scegliere in base ai propri gusti giocando con le proposte, ottima idea per guidare nella selezione del calice migliore ad accompagnare il cibo. Erano segnalati anche abbinamenti con la Birra Moretti e con l’Acqua San Pellegrino o Panna per ciascun piatto.

Nei dieci minuti di tempo che mi separavano dalla degustazione guidata delle 14,00 ne ho approfittato per una visita al banco dell’Az. Il Calepino, di Castelli Calepio (BG), dove sono rimasta affascinata dal Metodo Classico Non Dosato (da uve Chardonnay 70% e Pinot nero 30%): al naso, note tostate di nocciola, crosta di pane, lievito, floreali, e in bocca, gusto secco, tirato, con una buona acidità.

Alla degustazione “Falerno, il mito romano: Ager Falernus, Vinum Falernum”, dopo l’introduzione di Ian D’Agata, esperto di vini italiani e internazionali e Helmut Köcher, Nicola Trabucco, agronomo, enologo e produttore, ci ha portato indietro nel tempo con il racconto della storia del vino più noto e apprezzato dagli antichi romani: il Falerno.

Da sinistra a destra: “Rapicano” 2004, Azienda Trabucco; “Tuoro” 2004, Az. Volpara; "Rapicano” 2006, Azienda Trabucco; “Tuoro” 2006, Az. Volpara

Siamo alle pendici del Monte Massico, nell’Ager Falernus, sui due versanti che degradano verso il Mar Mediterraneo. Qui, ancora oggi, 24 aziende, a varie altitudini in un fazzoletto di terra, producono questo antico vino, che presenta caratteristiche diverse per produttore, legate anche alle differenti componenti del terreno e maturità delle uve.

7 i vini in degustazione, nell’ordine:

1- “Rapicano” 2004, Azienda Trabucco; 2 – “Tuoro” 2004, Az. Volpara; 3 –“Rapicano” 2006, Azienda Trabucco; 4 – “Tuoro” 2006, Az. Volpara: tutti Falerno del Massico Rosso dati per il 90-95% circa da uve Aglianico e una minima parte di Piedirosso.

Nel primo, al naso note di frutta matura, erbacee; al gusto, sentori di sottobosco, un tannino vellutato e buona persistenza e acidità. Il secondo all’olfatto presenta note affumicate date dal terreno, balsamiche, di marasca; in bocca il tannino è levigato, sempre buona l’acidità che lo sostiene. Il terzo, al naso rivela note di frutta matura, balsamiche; al gusto ritorna il frutto, accompagnato da un tannino delicato e buona freschezza. Il quarto ha un’evidente nota balsamica (più marcata rispetto ai vini di Trabucco); in bocca, il tannino sempre vellutato, rotondo, più marcato che negli altri.

Gli ultimi tre vini in degustazione erano dell’Azienda Agricola Ager Falernus le cui vigne hanno soli 5 anni: “Rayan” 2010 da uve Primitivo 100%;  “Vino e Anima” 2011 da Primitivo 80% e 20% Aglianico; “Black Magic” 2011, 100% Aglianico.  “Rayan” al naso presenta una nota dolce di frutto (ciliegia rossa) legata a una caratteristica varietale; in bocca una buona acidità. “Vino e Anima” sprigiona le note dolci del Primitivo unite alla forza dell’Aglianico che gli ha conferito complessità: al naso il frutto croccante, in bocca una buona acidità  e un tannino equilibrato. “Black Magic” mi ha lasciato senza parole: di un colore rosso scuro, quasi violaceo, intenso, corposo; al naso il frutto maturo che ritorna al gusto insieme a un tannino pronunciato e una buona persistenza. E’ un vino di una potenza rara, un sorso ti inebria, ti appaga, ma ti invoglia a berne ancora. Nicola Trabucco lo ha definito “Vino degli Dei”, con un potenziale di invecchiamento di almeno 20 anni: il 2011 è stata la prima annata prodotta, l’obiettivo è realizzarne 5-6.000 all’anno. I presupposti ci sono. La storia del Falerno continua.

Il tempo correva, purtroppo, e sono riuscita a fare ancora solo qualche assaggio prima di ripartire per Milano. Mi hanno ben impressionato, all’Az. Le Favole, Tenute Cadorin, il “Pinot Grigio” Friuli Annia DOC 2012 lasciato al suo colore naturale, ramato, per il contatto del mosto con le bucce per tre giorni, e la “Malvasia Istriana Friuli Annia DOC 2012. Dall’Az. Lis Fadis il “Bergul” Rosso Colli Orientali del Friuli DOC 2008 (da uve Refosco “dal peduncolo rosso”, schioppettino, merlot “dal peduncolo rosso”, biotipi antichi); da Villa Sandi l”Opere” Trevigiane Riserva Spumante Classico VSQ (Pinot nero 60% e Chardonnay 40%); alla Tenuta Ronci di Nepi il 2012 “Oro di Né” Lazio Chardonnay IGPe il 2010 “Manti” Chardonnay Lazio IGP.

Peccato non avere avuto tempo sufficiente per altre conoscenze e assaggi!

 

 

 

 

 

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